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2. Dai geroglifici all’editoria.

settembre 11, 2008

Il più antico messaggio pubblicitario risale all’epoca delle piramidi, degli dei e dei geroglifici.. circa tremila anni fa, nell’antico Egitto, è stato “scritto” un papiro che recitava:

“..il negozio del tessitore Hapù, dove si tessono le più belle tele di tutta Tebe, secondo il gusto di ciascuno.”
Papiro xvi, Londra, British Museum, 1000 a.C. circa.

Le insegne dei negozi, successivamente, riportavano delle immagini/illustrazioni per comunicare alla popolazione, analfabeta, cosa si vendeva all’interno.
Un altro modo per comunicare/pubblicizzare era rappresentato dal lavoro del banditore: una persona che, per mestiere (incaricato dalle autorità e anche da enti privati), girava per la città e le contrade gridando dei messaggi, munito di una tromba e un tamburo per richiamare l’attenzione.

Anticamente mancavano i mezzi per diffondere la cultura: i libri si facevano a mano, scrivendoli parola per parola, e la produzione era estremamente limitata.

Esisteva la tecnica della xilografia, scrittura su legno che veniva eseguita mediante un bulino (sottile scalpello di legno, che andava ad incidere parole o disegni in rilievo); il legno, inciso, veniva coperto di inchiostro mediante un rullo e vi si pressava il foglio di carta.

Ma è solamente con l’inizio del ‘400 che si fece un passo in avanti: la realizzazione dei punzoni di ferro per i caratteri. Accostati l’uno dopo l’altro, vi si imprimeva una forma di argilla; quindi si colava sulla forma una lega di piombo e stagno, ottenendo un blocco di metallo con le parole in rilievo. Questa procedura risultava però, oltre che lenta, anche poco precisa a causa dell’irregolarità della distanza e dell’allineamento e della incostante nitidezza delle lettere.

Nel 1450 J. Gutenberg (o i cinesi?!) inventava la stampa a caratteri mobili: questa fu una grande rivoluzione. Gutenberg usa i punzoni con i caratteri per incidere una lastra di ottone; poi vi cola il piombo fuso, e ripete l’operazione tantissime volte finché ottiene tante a, b, c, … tutte perfette. A quel punto bastava accostarle per formare le parole (se si faceva qualche errore, bastava sostituire la lettera sbagliata).

Il procedimento diventa velocissimo e rende possibile una maggiore diffusione dei libri e della stampa. Conseguenza: nasce e si sviluppa l’editoria.

Solamente ventisette anni dopo, l’editore W. Caxton fa affiggere nelle chiese un avviso che reclamizza un calendario delle festività da lui pubblicato.

Cento anni dopo, si giunge alla creazione dei giornali: dei periodici contenenti notizie provenienti da varie regioni di un Paese, di piccolo formato e poche pagine.

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