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1. La FOTOGRAFIA_Part.3

giugno 1, 2008

 

Marey e Muybridge: il corpo fotografato in movimento

Fu necessario molto tempo dopo l’invenzione della fotografia perché questo mezzo venisse usato in modo tale da non imitare la pittura, ma piuttosto da suggerire a quest’ultima stili, temi e sistemi nuovi. Anche se non intenzionalmente, i due fotografi scientifici Marey e Muybridge furono tra i primi a imprimere questa svolta.

 

Jules-Etienne Marey (1830-1904), un medico fisiologo francese, ideò numerosi stratagemmi per documentare alcuni fenomeni dinamici naturali come il volo degli uccelli o il ritmo del cuore di alcuni animali. Fra il 1880 e il 1890 usò con gli stessi intenti la macchina fotografica inventando la cronofotografia, cioè una fotografia che riassumesse in un’unica immagine varie frazioni di tempo (dal greco chronos): aprendo e chiudendo ritmicamente l’otturatore dell’obiettivo, registrava su di una stessa lastra la sequenza di un movimento scomponendolo in istanti successivi. Per documentare con diaframmi il dinamismo della camminata di un essere umano, faceva indossare al soggetto una tuta completamente nera con un disegno di strisce bianche ai lati: in questo modo l’obiettivo registrava la sequenza delle strisce. Lo scopo dello studioso era coerente con lo spirito positivista del tempo, che alla fine dell’Ottocento era ancora centrato su una grande fiducia nei risultati della scienza: egli intendeva, infatti, capire il funzionamento della macchina-uomo per progettare delle macchine utili, dalle pompe per il cuore alle macchine volanti.

Nello stesso periodo il fotografo inglese Eadweard Muybridge (1830-1904), che lavorava negli Stati Uniti, studiava gli animali in movimento: un governatore della California, proprietario di cavalli da corsa, gli aveva commissionato uno studio sperando di ottimizzare i metodi di allevamento. Il metodo usato da Muybridge, poi ripreso anche riguardo al corpo umano, consisteva nel fotografare gli animali in movimento attraverso gli scatti successivi di una serie di macchine fotografiche dislocate a distanza regolare sul percorso: al passaggio del soggetto in movimento, ne fissavano un’immagine statica che recuperava il senso del dinamismo una volta messa in sequenza con le altre.

 

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