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Se si parlasse di “Arte pubblicitaria”?!

marzo 14, 2008

Son qui, davanti allo schermo.. La tastiera sembra voglia dirmi “Io ci sono, metti insieme consonanti e lettere, tira fuori i tuoi pensieri..”. La sigaretta si sta consumando lenta tra le mie dita.. In fondo so qual’è l’argomento che voglio trattare, ma non so come e da dove iniziare.. Perdonatemi se inizio così crudelmente.

Da molto tempo mi interrogo sul perchè la pubblicità non è considerata arte. Gli artisti stessi, all’inizio, erano i pubblicitari.. Creavano manifesti (Toulouse-Lautrec per il Moulin Rouge), immagini coordinate (Peter Behrens concepisce ed organizza l’identità della ditta Aeg), packaging (Fortunato Depero per Bitter Campari)..

La popArt poi..!!

Ed oggi! Con l’avvento della guerrilla marketing, la pubblicità si è scollata dai muri, è uscita dagli schermi.. ed è dove meno ce l’aspettiamo! Utilizza paesaggi, strutture ed opere della città stessa.. in una sorta di ready-made contemporaneo.

Quindi mi chiedo: perchè tanta creatività non può essere considerata, a suo modo, arte?

Social Guerrilla

2 commenti leave one →
  1. sunflowers permalink
    marzo 16, 2008 4:05 pm

    Cara Binat credo che la pubblicità non si possa considerare “arte”.
    A mio parere l’artista deve poter dare libero sfogo alla sua creatività senza “vincoli” che invece ci sono, e anche evidenti, in campo pubblicitario.
    Mi vien da pensare ad esempio ai vincoli imposti nella costruzione di un messaggio pubblicitario ,che pur essendo talvolta antiestetici, devono soggiacere alle regole della comunicazione.
    In questo senso penso sia più corretto parlare di pubblicità costruita ad arte.

  2. solouncorpo permalink
    marzo 16, 2008 4:34 pm

    Leggo il post e mi dico: “bello!”

    Onestamente non mi sono mai chiesta se la pubblicità possa essere considerata arte però leggendo il commento di @sunflowers potrei fare una piccola obiezione: durante tutto il Rinascimento i grandi maestri come Giotto fino a Michelangelo fornivano le loro prestazioni sotto commissione e pagati con i soldi procurati con le guerre dai Signori o dai Papi!!
    Quindi il messaggio (spesso simbolico) delle opere era definito da qualcuno che non era l’artista, che poi invece l’artista avesse libero campo nell’interpretare e nel rendere l’idea, su questo non c’è dubbio.

    In questo caso non vedo la differenza che sta tra l’opera d’arte e la pubblicità!

    No???!?!

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