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1. La FOTOGRAFIA_Part.5

giugno 4, 2008

La fotografia influenzò un insieme di lenti spostamenti che, tra il 1910 e il 1915, condussero ad un drastico scossone destinato a diventare uno spartiacque nella tradizione dell’arte europea.

L’arte doveva veicolare una rivoluzione dello spirito: qualsiasi riferimento nelle opere alla percezione comune e al mondo materiale andava eliminata. La scoperta e il miglioramento della fotografia, l’arte perde il compito di rappresentare o raccontare la realtà, benché le nuove scoperte erano mezzi assai più fedeli e adatti a quest’obiettivo. L’arte si pone, a questo punto della storia umana, come un puro veicolo espressivo.
 

Successivamente poi, durante il Costruttivismo (1915-17), Aleksandr Rodcenko si esercitò nella grafica pubblica ma soprattutto nella fotografia, arte che solo allora stava davvero trovando una spiccata autonomia dai modelli pittorici che ne avevano segnato gli esordi. Insieme a Majakovskij ebbe intuizioni profetiche sul potere dei media. Fu seguendo questa medesima pista che Rodcenko si dedicò ai fotomontaggi , che influenzarono molto anche gli sviluppi di un cinematografo astratto e precorritore delle animazioni.


Laszlo Moholy-Nagy (1895-1946), austero insegnante ungherese del Bauhaus, fotografo, scultore, designer era attratto da tutte le pratiche sperimentali che avvicinava con spirito scientifico. Nel suo libro “Dal materiale all’architettura” (1929) dimostra il suo approccio rigoroso all’insegnamento e anche la sua costante preoccupazione di rendere l’arte un aspetto utile alla convivenza civile:

durante gli ultimi cento anni -scrisse- l’indulgenza soggettiva nel creare arte non ha contribuito in nulla alla felicità delle masse”.

Cercando di andare oltre questo empasse, impostò la sua arte e una sperimentazione meccanica basata sulla interazione tra luce, oggetto e movimento, nel tentativo di coinvolgere direttamente il pubblico.

 

Man Ray (pseudonimo di Emmanuel Radinskij, 1890-1977), esponente del dadaismo newyorkese, si dedicò fin da giovane al design e alla fotografia, campo nel quale trovò un vasto successo anche economico. Come fotografo, Man Ray portò alla luce tutte le possibilità di sperimentazione, facendo ritratti (famosi quelli della giovane Meret Oppenheim), autoritratti e fotografie di “sculture” che valevano come opere in quanto tali: non dunque in quanto “riproduzioni” ma come “produzioni” dotate di una loro specifica autonomia. Sul piano tecnico la sua proposta più importante furono le cosiddette Rayografie, fotografie ottenute appoggiando oggetti sulla carta fotosensibile ed esponendoli alla luce per qualche istante. Questo procedimento, così come la sovrapposizione di molti negativi in fase di stampa e la manipolazione della stampa attraverso processi di solarizzazione e viraggio, erano nati con la fotografia stessa ed erano patrimonio abbastanza comune dei fotografi già nel XIX secolo. Indipendentemente da Man Ray, anche il tedesco Schad aveva scoperto negli stessi anni un procedimento simile. Il merito di Man Ray consistette nell’aver proposto al pubblico le immagini così ottenute non più come fenomeni per stupire, ma al pari di componimenti pittorici.

Marcel Duchamp (1897-1968..) influenzò tutta l’arte del XX secolo, un’influenza che può essere paragonabile per intensità a quella di Picasso, anche se ha agito su un versante opposto: quello dell’abbandono della pittura come mezzo privilegiato dell’espressione artistica visiva. Il suo lavoro fu provocatorio, ma anche complesso e denso di riferimenti a quella stessa tradizione artistica di cui fu un critico acuto. Le sue opere possono essere inscritte in tre categorie principali: i dipinti, gli oggetti e le fotografie in cui ritraeva se stesso, a cui si devono aggiungere i dischi in movimento detti rotorelief (1936) e la tarda installazione ambientale Essendo dati 1)il gas 2)la cascata d’acqua (1946-66).

I suoi esordi come pittore cubista non furono salutati da grande successo, ma il suo Nudo che scende le scale (influenzato dalla cronofotografia, 1912), esposto all’Armory Show di New York, suscitò vivaci polemiche: dipingere un nudo in movimento era rivoluzionario, in quanto privava il corpo dell’aura sacrale conferitagli dall’immortalità; se il nudo classico e fermo non desta alcuno scalpore ed è, anzi, parte del vocabolario consueto dell’arte, il nudo in movimento diventa un segno irriverente quanto potrebbe esserlo una qualunque persona senza abiti incontrata per strada. Resosi conto dei limiti dei linguaggi artistici convenzionali (pittura, scultura, decorazione) decise di affiancare queste pratiche ad altre, meno connotate dai legacci imposti da tradizioni secolari.

Duchamp è stato l’iniziatore delle opere sul corpo dell’artista, che proseguono la tradizione dell’autoritratto con mezzi soprattutto fotografici. In pratica l’artista si traveste, moltiplica la propria identità oppure la annulla interpretando personaggi diversi. L’autoritratto è un genere che nacque quando l’artista iniziò ad avvertire l’importanza della propria individualità e quando all’artista iniziarono a essere attribuiti termini in relazione col divino, come “genio”, “ispirazione”, “vocazione”; con Duchamp esso fa un balzo in avanti, denunciando l’enfasi che la cultura occidentale ha posto sull’individuo singolo ed eccezionale come motore della storia, dell’economia e dell’arte. Già presente nel travestimento come Rrose Sélavy, questo tema è lampante nella fotografia in cui Duchamp compare con una chierica a stella sulla nuca.

 Si intitola Tonsura e la scattò Man Ray, amico fidato, nel 1919. Uno “scherzo” molto semplice: la stella a cinque punte è simbolo di illuminazione; la testa è il luogo del pensiero; secondo le teorie gnoseologiche di carattere mistico le conoscenze arrivano alla mente dall’alto, per il tramite di un raggio di luce intellettuale. La tonsura è una caratteristica di chi ha rinunciato al mondo per cercare la conoscenza. Facendosi fotografare con la tonsura a stella, Duchamp dichiarava, seppure in maniera ironica, la propria dedizione alla ricerca della conoscenza.

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4 commenti leave one →
  1. giugno 4, 2008 12:49 pm

    Foto davvero molte belle. Nel secondo decennio del 1900 a quanto pare erano più moderni di Noi, oggi.

  2. binat permalink
    giugno 5, 2008 11:32 am

    Più sperimentatori forse…
    con le macchine fotografiche digitali (a parte le reflex) il divertimento della fotografia è un pò svanito.. probabilmente, oggi la sperimentazione sta nel modificare/manipolare, con programmi di elaborazione, le immagini catturate.
    Ma di sicuro non faranno la storia…
    8)

  3. terry permalink
    giugno 8, 2008 5:57 pm

    per me la fotografia è sempre analogica!!!lo so nn sono molto moderna, ma la foto analogica ti lascia il gusto del “vero” dell’immagine ke stai immortalando!
    pensa stè, presa dalla passione per la fotografia qualke anno fa ho comprato in un mercatino una reflex Russa del dopoguerra, con filtri e tutto, troppo bella ma sinceramente devo ancora usarla :( mica è come scattare un pulsante su una digitale??!!:D

  4. binat permalink
    giugno 10, 2008 12:19 pm

    Bellissime le reflex analogiche, soprattutto se datate! Hai quasi finito con gli esami, spero che troverai il tempo di utilizzarla!
    8)

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