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Ho aperto un nuovo blog

maggio 19, 2010

Praticamente ho abbandonato questo blog. Ne ho creato un altro che però non centra niente con questo. L’ho fatto per poter dire quello che mi pare, in gran parte sulla mia vita. Niente di straordinario, tutto molto ordinario. Se vi capita, fateci un salto.. :D

stefaniabelli.wordpress.com

Spot tv

settembre 18, 2008

Per concludere.. vi rimando all’altro mio blog (Fiori+Belli), ho/abbiamo selezionato alcuni degli spot andati in onda, sulle nostre reti, dagli anni ’80 sino ad oggi..

Hai buona memoria?

Abbiamo ricercato le pubblicità storiche della televisione italiana. Qui di seguito riportiamo quelle che, riguardandole, hanno avuto il potere di riportarci indietro… dagli anni 80 ad oggi.

P.s.: per alcune abbiamo trovato anche dei divertenti remake!

8. Oggi..

settembre 17, 2008

Negli anni ’90 si è arrivati al boom della pubblicità: si affievolisce l’impegno sociale, rinasce la considerazione verso il consumo.

Per stare al passo con i tempi –caratterizzati da una sempre maggiore complessità del mercato, dei diversi pubblici, la velocità del cambiamento e la necessità di avere dei nuovi strumenti sofisticati per far fronte a nuovi problemi- nascono i Centri Media.

I normali spot sostituiscono il vecchio Carosello.

La nascita dell’Auditel consente di rilevare in modo continuativo e oggettivo dati sull’ascolto televisivo.

Oggi c’è una tendenza all’individualismo: i consumatori operano verso quelle scelte che meglio soddisfano la loro personalità.

L’agenzia non si dedica solamente all’advertising: diventa una struttura integrata, aperta a tutte le tecniche di comunicazione.

7. Nella società del benessere.

settembre 17, 2008

Negli anni ’60, con la società del benessere, il concetto di risparmio viene sostituito, per buona parte della popolazione, da quello di consumo; quindi la pubblicità viene vissuta, ora, positivamente.

Nel 1966 nasce il Codice di Lealtà Pubblicitaria che propone norme estetiche e deontologiche nell’esercizio di attività nel campo della comunicazione.

Al Carosello si aggiunge l’Intermezzo pubblicitario.

(Arriva in Italia, una colla “miracolosa” che aiuta i grafici ad attaccare, staccare e riposizionare senza che la carta s’increspi.)

Le rivolte culturali che avvengono negli anni ’70 (rivolta degli studenti, femminismo, crisi energetica, recessione economica, lotte sindacali, ecc..) influiscono anche sulla comunicazione: la pubblicità viene demonizzata. La nuova strada percorsa, la vede più sommessa, allusiva e autoironica che mira a una dimostrazione del valore concreto dell’offerta. Nascono le tv private via cavo (Telebiella) e le prime emittenti private; si assiste all’invenzione dei caratteri trasferibili (Letraset).

caratteri trasferibili

caratteri trasferibili Letraset

6. La nascita della TV!

settembre 17, 2008

Nel 1954 nasce la televisione.

Tre anni dopo va in onda il primo Carosello: soluzione italiana per inserire la pubblicità in un mezzo per il quale viene pagato il canone. Spettacolo di tre minuti programmato alla fine del telegiornale serale, che non doveva assolutamente esibire il prodotto pubblicizzato, ma solo presentarsi come sketch divertente e di fantasia (solo gli ultimi 15 secondi venivano concessi alla sponsorizzazione).

Titolo: Le avventure del signor Veneranda
Prodotto: Brandy Stock 84
Agenzia: —-
Produzione: Cinetelevisione
Anno: 1957
Autori: Eros Macchi (regista); Carlo Manzoni (sceneggiatore, soggettista, autore del personaggio); Pino Peserico (produttore)
Attori: Macario, Giulio Marchetti
Note: è il primo Carosello trasmesso in assoluto; andato in onda nel 1957.

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Si diffonde la conoscenza delle teorie sulla pubblicità, dei suoi padri fondatori, la terminologia tecnica della comunicazione. L’UPA dà l’avvio alla creazione dello IAD (Istituto per l’Accertamento della Diffusione di quotidiani).

Nel 1958 esce in Italia il libro di V. PackardI persuasori occulti”, nel quale si contesta la pubblicità, considerata come “matrice di tutti i mali della società”.

5. La nascita delle associazioni.

settembre 17, 2008

Entriamo nell’epoca dei primi studi sulla pubblicità, dei suoi aspetti sociali, economici, artistici e tecnici.

Con la grande industria gli scambi tra i Paesi si intensificano e vengono presi a modello proprio quelli più avanzati: soprattutto dagli Usa, dove nei primi anni del secolo nasce la IAA (International Advertising Association).

Alla fine della guerra cresce l’interesse per la pubblicità, le tecniche di produzione e vendita del modello americano. La pubblicità da decorativa diventa sempre più il frutto dello studio del mercato e del consumatore, del linguaggio e della grafica. In Italia, questa nuova visione moderna, fatica a svilupparsi a causa del fascismo e della seconda guerra mondiale. Si avvierà definitivamente nel secondo dopoguerra.

Negli anni ’30 e ’40 si diffonde la radio.

Nasce l’Ufficio Moderno: una rivista che affronta i problemi dell’organizzazione aziendale, della vendita, della pubblicità e soddisfa la fame di notizie e di aggiornamento di chi vuole superare i vecchi e casuali criteri e conoscere le nuove tecniche americane e inglesi.

Del 1945 è la nascita della TP (Associazione Italiana Tecnici Pubblicitari) che riunisce i professionisti della comunicazione; nasce l’UPA (Utenti di Pubblicità Associati) che riunisce e tutela gli interessi dei grandi investitori. Nasce la FIP (Federazione Italiana Pubblicità) con l’intento di favorire l’espansione delle categorie pubblicitarie. Nasce l’Associazione per gli Studi sul Mercato e anche il primo premio per la pubblicità: la Palma d’Oro (assegnato alla Olivetti).

Infine la ricostruzione del Paese apre le porte alle più grandi imprese americane, inglesi, belghe. Come conseguenza si avranno anche in Italia grandi agenzie internazionali.

4. Il primo ’900.

settembre 14, 2008

Con la creazione del movimento artistico “Arts and Crafts” (“arti e mestieri”, creato da W. Morris in Inghilterra nel 1888), si sosteneva la pari dignità per l’arte e l’industria. Molti artisti dell’epoca si sentirono così chiamati in causa e si dedicarono anche alla realizzazione di manifesti: pensiamo a Toulouse Lautrec in Francia; Van de Velde in Germania; Cappiello, Mataloni ed altri in Italia.

Inizialmente, lo stile di questi manifesti è di tipo Liberty, cioè legato allo “stile fiorito” sorto nel 1900 in Italia, che trovò massima espressione nelle arti applicate e nell’architettura. La componente fondamentale del Liberty era la linea curva, d’ispirazione vegetale, estremamente decorativa; il nome derivò da un antico negozio di arredamento a Londra. Questo stile si manifestò anche in Gran Bretagna (Modern Style), in Francia (Art Nouveau), in Germania (Jugenstil), in Austria (Sezession).

Con la nascita di nuove correnti artistiche e culturali (cubismo, dadaismo, costruttivismo, il Bauhaus, il futurismo), i manifesti si adeguano nello stile. Il manifesto si evolve, diventando più sintetico per via della velocità della vita quotidiana che impone poco tempo da perdere nella lettura dei messaggi.

Dal secondo dopoguerra gli artisti lasciano il posto alle agenzie: sono i creativi, ora, a interessarsi di comunicazione.

Nel ‘900 questa disciplina prende un nome: pubblicità.

(Non bisogna dimenticarsi di un’altra grande rivoluzione del ’900: la fotografia)

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